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sabato 16 gennaio 2010

caricbatterie i-phone ad energia solare

Incentivi al fotovoltaico: la Francia taglia, la Germania discute

Parigi annuncia le nuove tariffe incentivanti che nonostante il ribasso rispetto alla precedente proposta mantengono un certo appeal per gli investimenti. Ancora tutto da decidere invece per Berlino
(Rinnovabili.it) – Tempo di rimaneggiamenti per i fedd-in-tariff europei in reazione a quello che gli esperti energetici definiscono come “bolle speculative”. Questa settimana il ministro francese dell’Ecologia ha annunciato le nuove tariffe incentivanti dedicate alle rinnovabili, rivedendo al ribasso, rispetto alla proposta presentata a settembre 2009, quelle per il settore fotovoltaico. Nello specifico l’energia elettrica solare sarà immessa in rete a 58 centesimi di euro al kWh per gli impianti totalmente integrati a edifici residenziali, scolastici o sanitari a fronte del tasso di 0,60 cent €/kWh precedentemente avanzato, introducendo una distinzione tra i sistemi che integrano la tecnologia solare in un modo altamente estetico e gli edifici che ricorrono al metodo più semplificato. Per gli edifici commerciali e industriali la tariffa è di 50 cent €/kWh, mentre impianti ad integrazione semplificata riceveranno una nuova tariffa di 42 cent €/kWh. Non cambia la tariffa per quelli a terra per i quali però è stato introdotto un premio aggiuntivo per i sistemi installati nelle zone poco soleggiate.

Sul fronte tedesco continua invece la discussione. Dopo che è emerso che i lobbisti dell'industria solare tedesca hanno minimizzato i tassi di crescita, nel tentativo di impedire a Berlino dal taglio delle sovvenzioni, il quotidiano Der Spiegel ha rivelato che oltre 3000 MW di moduli sono stati installati nel 2009, quadruplicando l'importo inizialmente previsto per il comparto. Un’impennata che cara è costata ai contribuenti tedeschi e che potrebbe mantenersi tale; anche se le voci che girano in questi giorni parlano di una riduzione degli incentivi del 25%, un’ulteriore crescita del mercato si riverserà comunque sulle bollette della popolazione. Un portavoce del ministero dell'Ambiente ha intanto fatto sapere che una nuova proposta potrebbe essere presentata la prossima settimana per poi essere discussa dai partiti di governo.


http://www.repubblica.it/

venerdì 15 gennaio 2010

Siemens punta sull'energia eolica


Siemens ha confermato l'obiettivo di diventare uno dei tre maggiori fornitori di turbine eoliche del mondo entro il 2012.
L'azienda ha iniziato a operare nel mercato dell'energia eolica cinque anni fa, con l'acquisizione della danese Bonus Energy. Da allora, le sue attività in questo ambito hanno vissuto un rapido sviluppo.
Il numero delle persone impiegate nella Business Unit Siemens Wind Power del Settore Energy è cresciuto di sette volte, il fatturato di dieci.
La strategia di Siemens per il prossimo futuro sarà di rafforzare la sua posizione di leader di mercato a livello globale nei parchi eolici offshore, espandendo al contempo la rete di produzione internazionale in mercati chiave e assicurandosi la leadership tecnologica con prodotti innovativi, come ad esempio le turbine eoliche senza riduttore e galleggianti.
I parchi eolici offshore stanno acquisendo un ruolo sempre più importante: si stima che il potenziale per l'energia eolica offshore in Europa sia di circa 70 gigawatt, ovvero la metà della capacità di centrali elettriche attualmente installata in Germania. Al momento, solo l'1,5% di quel potenziale è utilizzato.
Nello scorso anno fiscale Siemens si è assicurata il più grande contratto per l'energia eolica mai siglato: la fornitura a Dong Energy di 500 turbine da 3,6 megawatt.
Alcune di queste turbine saranno impiegate presso London Array, che sarà il parco eolico offshore più grande del mondo, con una capacità di 850 megawatt. Il contratto siglato in Germania include anche il parco eolico offshore Baltic 1.
Siemens occupa, inoltre, una posizione di rilievo anche nel mercato dell'energia eolica onshore. Nello scorso anno fiscale, ad esempio, l'azienda si è assicurata contratti per 6 parchi eolici in Nord America e per il più grande parco eolico onshore d'Europa, in Scozia. Recentemente sono arrivati ordini anche dal Messico e dalla Nuova Zelanda.
La Business Unit Wind Power di Siemens ha perseguito, parallelamente, una strategia di ulteriore espansione del network internazionale di produzione nei mercati chiave.
Dopo aver installato un impianto di produzione di pale del rotore a Fort Madison, in Iowa (Stati Uniti), Siemens ha recentemente iniziato la costruzione di un impianto di produzione di navicelle aHutchinson, in Kansas (Stati Uniti). Un impianto nei dintorni di Shanghai inizierà a produrre nel 2010 pale del rotore e navicelle e un ulteriore impianto di produzione è previsto in India.
L'energia eolica rientra nel portfolio ambientale di Siemens, che ha registrato un fatturato di circa 23 milioni di Euro nell'anno fiscale 2009. Nello stesso periodo, i prodotti e i servizi Siemens hanno permesso ai clienti di ridurre le emissioni di CO2 di 210 milioni di tonnellate.


http://www.greencity.it

mercoledì 13 gennaio 2010

Edifici rotanti


econdo una delle leggi dell’architettura bioclimatica, e dell’architettura in generale, le case devono essere costruite con la migliore esposizione possibile rispetto al sole: perché è la principale fonte di energia alternativa, ma anche perché studi scientifici hanno dimostrato che una corretta e regolare esposizione alla luce solare produce realmente effetti benefici sulla salute umana. Il modo più comune di sfruttare la stella è orientare la casa in modo corretto rispetto alla sua traiettoria. Ma non è l’unico. Sono infatti anche stati progettati e costruiti edifici capaci di “inseguire” il sole, come fanno i girasoli, in cerca della migliore esposizione in ogni momento del giorno.


VILLA GIRASOLE/ DÉCO, FUTURISTA
A Marcellise (Verona), incastonata tra le colline, si trova Villa Girasole, una costruzione borghese Art Déco, la prima casa rotante mai realizzata, in grado di ruotare di 360° in funzione dello spostamento del sole durante l’arco del giorno e del corso delle stagioni, proprio come il fiore da cui prende il nome. Un’architettura davvero innovativa, agli albori della sostenibilità. Ideata e costruita dall’ingegner Angelo Invernizzi tra il 1929 e il 1935, la villa è nata dal concetto di “machine à habiter” teorizzato da Le Corbusier nel 1923, e dal culto della velocità e della macchina esaltato dal Futurismo.



Progettazione Villa Girasole nasce dalla sintesi di principi di meccanica applicati nei treni, nelle navi, negli aerei. È un edificio di due piani con pianta a “L”, in grado di ruotare su binari concentrici, sostenuto da carrelli e mosso da un motore come quello dei transatlantici. Il corpo dell’abitazione, che presenta una struttura in cemento armato, è completamente ricoperto di lamine di alluminio. Interni Il piano terreno dell’abitazione rotante è destinato ai locali di soggiorno, pranzo, studio e ricevimento, oltre che alla cucina. Mentre al piano superiore si trovano le stanze da letto padronali, dotate di terrazza solarium e bagno, e quelle a un letto. Gli arredi, curati nel minimo particolare, un mix tra razionalismo e Novecento italiano, vennero ideati e realizzati appositamente, per essere leggeri e non gravare sulla struttura: sedie, tavolini, comodini e toilette in tubo d’acciaio e compensato di faggio, o legno laccato, si alternano a mobili rivestiti in cartapecora o impiallacciati in noce del Caucaso ed ebano di Macassar.



Rotazione ed elioterapia La casa poteva compiere una rotazione completa in nove ore e venti minuti con una velocità di 4 millimetri al secondo; la presenza delle terrazze consentiva applicazioni elioterapiche. All’epoca l’elioterapia era la principale cura contro tubercolosi, rachitismo e depressione: il paragone con un sanatorio alpino venne immediato, e infatti la villa era allora conosciuta come l’ultramoderno solarium e laboratorio medico di Marcellise.



HELIOTROP/TORRE DI LEGNO E VETRO
La volontà di dimostrare che tecnologie innovative, elevato comfort abitativo e tutela ambientale possono trovare una sintesi concreta in una casa, ha dato vita, nel 1992, a un altro edificio rotante: l’Heliotrop (dal greco “esposto al sole”), nelle vicinanze del quartiere solare di Friburgo in Germania.



Progettazione L’Heliotrop è un palazzo residenziale di forma cilindrica, realizzato quasi esclusivamente con elementi modulari in legno, materiale naturale e rigenerabile, ancorati a un telaio centrale contenente le canalizzazioni degli impianti e la scala a chiocciola. Alla base della colonna centrale, un motore elettrico fa ruotare la casa di 2 gradi ogni 10 minuti. Il movimento permette di controllare l’irraggiamento solare, ricavando il massimo contributo possibile in termini di riscaldamento degli ambienti e di produzione di acqua calda in inverno, evitando il surriscaldamento in estate. La vasta superficie vetrata è costituita da serramenti a triplo vetro, ad alto isolamento; e le pareti prive di infissi garantiscono valori di isolamento anche superiori.



Produzione e distribuzione del calore Il sistema di riscaldamento è costituito da un soffitto radiante a lamelle di rame, che può essere utilizzato anche per il raffrescamento estivo. L’impianto serve a coprire il fabbisogno termico residuo non soddisfatto dall’irraggiamento solare, ed è alimentato da collettori solari a tubi sottovuoto inseriti nei parapetti.



Gestione dell’acqua L’acqua piovana viene raccolta da tetto, filtrata e usata per lavare i piatti e fare il bucato. Le acque di scarico (separate dai rifiuti fecali, che sono compostati in un impianto a secco insieme ai rifiuti organici) sono depurate in un impianto di fitodepurazione.



Produzione di energia Sul tetto è stato installato un impianto fotovoltaico (6,6 kWp) in grado di inseguire il sole durante il giorno, ottenendo sempre la massima energia producibile; l’inclinazione è regolata automaticamente secondo la posizione del sole. L’impianto produce tra cinque e sei volte l’energia elettrica consumata nell’edificio. I pannelli fotovoltaici hanno inoltre la funzione di proteggere la terrazza dal caldo e dalla pioggia.



SUITE VOLLARD/ PIANI AUTONOMI
Altro palazzo capace di ruotare alla ricerca della migliore esposizione solare è l’edificio residenziale Suite Vollard di Curitiba, in Brasile. È il primo al mondo che ha tutti i piani che ruotano di 360° indipendentemente l’uno dall’altro, ed è composto da 11 appartamenti e un Executive Center. Rispetto ai due esempi precedenti rappresenta un notevole salto di scala e di prospettiva, che ha aperto la strada all’elaborazione di progetti ambiziosi per realizzare grattacieli in grado di mutare la propria esposizione e integrare generatori eolici e fotovoltaici, come nel caso della Rotating Tower di Dubai negli Emirati Arabi (www.dynamicarchitecture.net). Un edificio del genere permette di ottimizzare lo sfruttamente della luce solare, la ventilazione naturale e il riscaldamento diretto.



Progettazione Nel Suite Vollard, ogni appartamento (uno per piano da 287 mq) è caratterizzato da spazi disposti a raggiera attorno al centro dell’edificio; la percezione del panorama è simile a quella di uno sfondo mobile. La parte centrale di ogni abitazione è fissa e ospita la cucina, i bagni, una stanza da letto di servizio, la lavanderia.



Isolamento L’edificio è dotato di una facciata continua o curtain wall, in cui gli infissi sono applicati alla struttura metallica ruotante dei soffitti e dei piani. A chiusura sono impiegati doppi vetri, isolanti, laminati, spessi 3 mm + 3 mm con un’intercapedine di 10 mm. Gli infissi assicurano un isolamento termico e un risparmio energetico fino al 50%, anche con l’uso di aria condizionata e riscaldamento. La riduzione dell’isolamento acustico si aggira fra i 35 e i 50 dB.



Rotazione e consumo energetico Ogni piano. e quindi ogni appartamento del Suite Vollard, è dotato di un motore elettrico che ne consente la rotazione nei due sensi; per compiere una rotazione completa basta un’ora, e il sistema è programmabile. Il consumo energetico è piuttosto ridotto, per compiere una rotazione completa a un appartamento occorre l’equivalente dell’energia necessaria a fare un bagno in una vasca idromassaggio.


di Gianni Terenzi

martedì 12 gennaio 2010

Nuovi progressi sullo 'spray’ fotovoltaico

Un altro piccolo passo avanti verso la commercializzazione di una vernice solare spray. Stavolta il progresso arriva dai laboratori della New Energy Technologies

(Rinnovabili.it) – Celle solari da integrare su strutture già esistenti con un lavoro minimo e a costi contenuti. Questo quanto si ripromette di ottenere l’idea di una vernice spray composta da nano particelle su cui molti laboratori stanno impiegando la propria forza lavoro. L’introduzione sul mercato di un inchiostro fotovoltaico potrebbe davvero risolvere in una sola volta molti dei problemi che ancora limitano il settore. Sulla strada dei progressi affinché tutto ciò divenga realtà si colloca anche il risultato raggiunto da New Energy Technologies.
La società ha annunciato in questi giorni d’aver sviluppato un processo, ancora in attesa di brevetto, per l’applicazione delle celle e dei relativi componenti sui supporti vetrosi. I ricercatori sono stati in grado di superare con successo uno dei più grandi ostacoli relativi alla trasparenza della soluzione spray, incontrati nello sviluppo di un altro prodotto della società, la SolarWindow New Energy, ossia la presenza del metallo che in quanto materiale opaco blocca e impedisce la visibilità della luce attraverso il vetro.
Nonostante il progetto si trovi ancora alle prime fasi Meetesh V. Patel, presidente e CEO di New Energy Technologies, è convinto di poter ottenere in breve tempo risultati tali da passere allo scale-up. “In termini commerciali – spiega Patel – questa nuova tecnologia spray potrebbe tradursi in vantaggi di produzione importanti per la nostra SolarWindow, compresi significativi risparmi, una maggiore velocità di produzione, ed un lavoro a temperatura ambiente, ostacoli comuni al successo commerciale delle nuove tecnologie solari”.

Aquiloni eolici




Brevettato il sistema KiWiGen, che sfrutta l'energia del vento utilizzando una sorta di aquiloni eolici.

Il vento presente sulla terra produce una quantita' di energia superiore di centinaia di volte rispetto al fabbisogno odierno dell'umanita'.
Tuttavia ben poca di questa energia e' attualmente sfruttabile perché essa si sviluppa nella troposfera, ad altitudini molto superiori a quelle raggiungibili dai normali impianti eolici.

Infatti ad 80 metri, l’altezza che hanno solitamente le turbine eoliche, la velocità del vento è di poco superiore a 4 metri al secondo e, quando si raggiunge questo valore minimo, esse vengono spente, diventando così una scelta antieconomica.
La fisica ci insegna invece che l’energia è tanto maggiore quanto più veloce soffia il vento e il valore ideale si raggiunge a 800 metri, con una velocità di 7,6 metri al secondo.

Del resto, chi abbia mai usato un aquilone sa quanto il vento possa tirare, tanto che negli ultimi anni si è molto diffuso il kite surfing, uno sport che si fa sul mare, in cui grandi aquiloni sostengono e trasportano gli atleti. Anzi, pare che gli aquiloni costruiti per questo sport siano appositamente inefficienti, per evitare che portino via il surfista.

L’idea è scattata dall’incontro tra Massimo Ippolito, proprietario di un’azienda di sistemi automatizzati e kite surfer per hobby, e Mario Milanese, docente di Controlli automatici al Politecnico di Torino, ed ha fatto maturare la possibilità di sfruttare diversamente l’energia del vento: ne è scaturito il progetto KiteGen, ideato per sfruttare al massimo questa energia.

E’ stato quindi brevettato il sistema Kite Wind Generation, in sigla KiWiGen, costituito da una sorta di aquiloni eolici.
Ogni aquilone, simile a quelli usati per il kite surfing, è sorretto da una coppia di cavi ad alta resistenza da 3 mm di diametro, lunghi oltre mille metri, che controllano la direzione e l’angolo di volo. Quando l’aquilone si libra in volo mette in azione due cilindri, il cui movimento genera l’energia come una sorta di dinamo.

La navigazione degli aquiloni è gestita da terra attraverso un computer collegato a dei piccoli sensori dotati di sistema Gps, presenti su essi. Il software controlla che i cavi traccino vorticosi 8 nel cielo.
Quando il cavo è tirato al massimo il sistema non genera più energia, così l’altro cavo molla e l’aquilone, dopo essersi impennato, comincia a scendere, consumando il 15% dell’energia prodotta in ascesa.

Un impianto dovrebbe essere formato da una serie di aquiloni, distanti l’uno dall’altro 70-80 metri, quindi molto poco rispetto alle turbine che devono essere invece distanziate di almeno 300 metri l’una dall’altra, occupando ampi tratti di paesaggio.
Inoltre, una volta a terra, gli aquiloni occuperebbero lo spazio di una normale centrale elettrica.
Il nuovo sistema non necessita, quindi, di grandi superfici per essere installato, pare infatti che siano sufficienti anche solo cento metri quadrati. In questo modo dovrebbero essere superati tutti quei problemi di impatto visivo ed ambientale che hanno generato numerose perplessità sullo sfruttamento dell’energia eolica.

Il sistema KiteGen è caratterizzato inoltre da grande flessibilità perché è regolabile a diverse altezze, a seconda di dove soffia più intensamente il vento.
Il sistema di guida automatico permette poi di farli funzionare anche di notte. Ancora, per evitare l’impatto con stormi di uccelli è presente un radar che reindirizza gli aquiloni in pochi secondi.

KiteGen, è ancora allo stato di prototipo ma i suoi inventori sostengono che il suo sviluppo potrà produrre la stessa quantità di energia di una centrale nucleare.
Esso non è l’unico progetto nel mondo a lavorare sull’energia prodotta da aquiloni. Analoghi studi si stanno compiendo, infatti, in Olanda e California.

arch. Carmen Granata
http://www.lavorincasa.it

lunedì 11 gennaio 2010

Nokia lancia il cellulare allimentato dalla Coca-Cola ed è biodegradabile


Ha una batteria che sfrutta l'energia pulita della bevanda ed è biodegradabile.

Abbiamo già sentito parlare di cellulari a energia solare, telefoni alimentati a idrogeno, e anche dal vento, ma nel campo della telefonia "sostenibile" non tutto è ancora stato sperimentato. Il designer cinese Zheng Daizi si è spinto oltre l'energia solare e il vento, inventando e realizzando un cellulare compatibile con l'ambiente, ma alimentato da una fonte insolita e inattesa: la Coca-Cola.

Il sito thedesignblog. org descrive l'Eco-Friendly e illustra il funzionamento del telefono alimentato dalla Coca-Cola: progettato per il marchio finlandese Nokia, si serve di una batteria innovativa che fa uso di enzimi per generare elettricità dai carboidrati. Questa oltre a sfruttare l'energia pulita da bevande zuccherate, come Coca-Cola o Pepsi, che generano acqua e ossigeno, riesce a funzionare per molto più tempo (quattro volte più a lungo) rispetto alle batterie al litio, per ogni singola carica. Inoltre è completamente biodegradabile.

11/01/2010
http://www.libero-news.it