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martedì 29 dicembre 2009

PUGLIA, ENERGIA PULITA / in Puglia entra in produzione un nuovo impianto fotovoltaico 9REN


L’impianto di Acquacandida, firmato 9REN e ubicato nel comune di Fragagnano, in provincia di Taranto, ha iniziato da pochi giorni la sua attività produttiva. Nella nuova centrale fotovoltaica del comune tarantino sono installati 3.564 moduli in silicio policristallino, ciascuno della potenza di 270W, montati su strutture di tipo fisso in acciaio zincato a caldo e alluminio, progettate dal dipartimento di Ingegneria e Innovazione del Gruppo 9REN. Continuando con i dettagli tecnici,
l’impianto si compone di 3 inverter ad elevata efficienza di conversione.

L’energia elettrica generata ogni anno dal sole di Fragagnano sull’impianto di Acquacandida sarà equivalente al fabbisogno energetico di circa 700 famiglie ed eviterà ogni anno oltre 950 tonnellate di emissioni di CO2.
L’impianto è stato finanziato in leasing e Global Arranger dell’operazione è Fidimprese, società di mediazione creditizia specializzata in finanziamenti per il settore fotovoltaico, che ha coordinato l’erogazione di un project leasing da parte di Leasint. Più in dettaglio, si tratta di un contratto di leasing immobiliare della gamma “Leasenergy”, dedicata al
finanziamento degli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, con una durata di 18 anni a partire dalla connessione alla rete nazionale.

L’impianto di Acquacandida, che fa parte della pipeline 9REN che somma 300 MW di impianti in sviluppo solo in Italia, si aggiunge ai 4 impianti già realizzati da 9REN nella sola provincia di Taranto che sommano 4MW di fotovoltaico, di cui 2,7 MW già in esercizio e 100 kW di minieolico.
Tre dei cinque impianti 9REN nella provincia di Taranto sono stati realizzati nel comune di Lizzano. Si tratta di due parchi fotovoltaici rispettivamente da 1MW e da 700 kW su terreno, con strutture fisse, ai quali è stato integrato un impianto minieolico costituito da 4 aereogeneratori da 25 kW ciascuno. Il quarto impianto è ubicato nel Comune di Maruggio, sempre in provincia di Taranto, di capacità 1MW con struttura fissa e moduli in policristallino.

9REN è un Gruppo italo-spagnolo costituito nell’aprile del 2008. Le attività del Gruppo si concentrano principalmente nello sviluppo, progettazione e realizzazione di impianti di energia rinnovabile; attività di esercizio, manutenzione e miglioramento delle prestazioni di impianti di terzi monitorati dal centro di controllo 9REN di Madrid; crescita
dell’asset di Gruppo attraverso investimenti nella realizzazione di impianti propri.

Le referenze del Gruppo includono 100 MW di impianti fotovoltaici, gran parte realizzati chiavi in mano in Spagna, 175 impianti solari termici e 170.000 m2 di collettori solari fabbricati. Attualmente 9REN gestisce 98MW di impianti di cui 80MW per conto terzi e diversi impianti solari termici. Il Gruppo possiede 21MW di centrali fotovoltaiche in
Spagna e in Italia, in grado di produrre ogni anno 24GWh di energia elettrica e 6 installazioni nel solare termico asservite ad altrettante aziende a cui viene fornita acqua calda e climatizzazione.

9REN impiega 120 professionisti, con esperienza cumulata di oltre 600 anni/uomo nel settore delle rinnovabili ed è presente in Europa con 6 uffici commerciali e di progettazione in Spagna e 4 uffici in Italia situati a Roma, Milano, Bari e Taranto.
A distanza di poco più di un anno e mezzo dalla sua costituzione il Gruppo 9REN ha già realizzato in Puglia 10 impianti fotovoltaici per un totale di 10MW a cui si aggiunge la realizzazione di un impianto minieolico da 100kW. Gli impianti sono ubicati nelle province di Taranto, Brindisi, Bari e Lecce.

- Uno Notizie Puglia - Taranto -

Amburgo, città virtuosa dove i rifiuti diventano energia pulita


AMBURGO - Il gelido vento del nord piega i passanti e gli alberi, qui sulla Bullerdeich a un passo dal grande porto, la pioggia ti frusta in faccia. Ma nel moderno palazzetto al numero 19, i termosifoni ti riscaldano prima che arrivi il caffè di benvenuto.
«E´ anche grazie alla spazzatura portata qui da Napoli se lavoriamo al caldo. Bruciandola e trasformandola in energia pulita, portiamo il riscaldamento ad almeno 18mila famiglie», mi dice soddisfatto Herr Reinhard Fiedler, il gentilissimo, efficiente alto funzionario della Stadtreinigung Hamburg, l´azienda della città - Stato per raccolta e riciclaggio dei rifiuti.
Eccoci nella fredda Amburgo, dove la "monnezza" diventa tesoro ecologico, e aiuto prezioso alla difesa del clima. A Copenaghen si discute, qui si lavora. «Ricordiamo ancora quando vennero da Napoli le prime ventimila tonnellate», continua Herr Fiedler. «Per portarle fin quassù ci vollero quarantasei treni. Poi ne arrivarono altre diecimila. Se da voi o altrove in Europa esploderanno altre emergenze, noi siamo pronti». Come una Genova o una Torino del Nord, la splendida, prospera Amburgo non ama frivolezze ma lavora sodo. Il futuro qui è già realtà. I quattro grandi inceneritori della Stadtreinigung non hanno solo sostituito le tossiche discariche, che con le loro emissioni di metano avvelenano il clima venti volte più della più sporca fonderia cinese. «Dal 1989, abbiamo cominciato a trasformarli in centrali pulite per la produzione di energia. Per riscaldare le case, e produrre elettricità che immettiamo nella rete elettrica urbana», spiegano orgogliosi gli spazzini del clima del Grande Nord.
L´energia pulita e rinnovabile davanti agli occhi. Davvero funziona e non inquina? «La prova del fuoco è la location», insistono alla Stadtreinigung. Il più importante dei quattro megainceneritori sorge a Stellinger Moor, praticamente in pieno centro. A un passo dai loft più lussuosi, dalle case editoriali più prestigiose del mondo dei media tedeschi, dal secondo porto d´Europa sempre affollato di turisti e marinai. «Le emissioni di CO2 causate dalle nostre centrali sono praticamente nulle, perché bruciamo in maggioranza rifiuti organici. Le discariche qui in Germania furono vietate nel 2005, noi iniziammo a eliminarle dal 1989. I nostri inceneritori forniscono ogni anno circa 1 miliardo e 300 milioni di kilowattora».
Dei 2400 dipendenti dell´azienda urbana amburghese per i rifiuti, circa 120 lavorano agli inceneritori-centrali energetiche pulite. Metamorfosi in difesa del clima: da spazzini a operatori dell´energia. «Uno dei quattro inceneritori è tutto nostro, due a compartecipazione con privati, il quarto è stato rilevato da Vattenfall», il colosso svedese dell´elettricità. E´ appena un primo passo, dice Fiedler. «L´efficienza delle centrali che producono energia incenerendo i rifiuti è minore di quella di centrali a combustibile liquido, a carbone o nucleari, che restano irrinunciabili. Però le nostre centrali non causano emissioni, né pongono problemi di immagazzinamento di scorie. Senza le centrali tradizionali Amburgo sarebbe al buio, ma noi siamo una parte che ha cambiato il mix del tutto».
Instancabili, gli spazzini dell´energia lavorano sotto il vento e la pioggia che frustano Amburgo. I grossi camion Mercedes riforniscono senza sosta i quattro inceneritori centrali. Bisogna tenerli sempre accesi, servono 21mila tonnellate di rifiuti a settimana. «Teniamo scorte in bunker, siamo sempre pronti bruciare e produrre energia». Il futuro affianca Amburgo da tempo. «Noi amburghesi iniziammo nel 1896, ai tempi del Kaiser, a produrre energia bruciando rifiuti», racconta fiero Herr Fiedler.


di Andrea Tarquini

sabato 26 dicembre 2009

Kepler Motion ibrida e velocissima






Al Salone Internazionale dell’Auto di Dubai è stata presentata un’auto ibrida davvero tecnologica e ecologica. Si chiama Kepler Motion e ha una linea accattivante e aggressiva, colorazioni accese ma soprattutto può offrire performance niente male per la categoria.

Mettete insieme un motore Ford da 550 cavalli 3.5 litri twin-turbo EcoBoost V6 e un propulsore elettrico da 250 hp e otterrete ciò che può offrire questa Motion presentata nelle scorse ore da Kepler. Il suo tempo di accelerazione da 0 a 100 km/h è degno delle supercar tradizionali.
Kepler Motion è la nuova supercar fatta debuttare nel corso del 2009 Dubai International Motor Show. Le sue prestazioni sono da urlo con un tempo di accelerazione da 0 a 100 km/h di soli 2.5 secondi, la scocca superleggera per abbassare i consumi è di fibra di carbonio, resistente come l’acciaio. La velocità massima è di 320 km/h. La plancia dei comandi è ultra tecnologica, ne saranno prodotte e consegnate soltanto 50 esemplari.

Pubblicato da redazione tecnocino in Energia, Motori Terra.
Giovedì, 17 Dicembre 2009.

giovedì 24 dicembre 2009

Quando l'elettricità da rinnovabili diventa troppa





Per il gestore della rete elettrica spagnola il paese rischia di non riuscire ad assorbire dal 2014 tutta l’energia elettrica da rinnovabile che produce, soprattutto da fonte eolica. Previste perdite di almeno il 2% di quanto generato. Il governo allora pensa ad una crescita più graduale degli impianti. Ecco perché servono subito le “reti intelligenti” adatte alle fonti non programmabili e lavorare sullo stoccaggio dell'energia.
Reti e rinnovabili elettriche saranno nei prossimi anni, alla luce della forte diffusione di impianti di energia pulita, temi all’ordine del giorno. Da qualche tempo gli esperti stanno spiegando che le infrastrutture elettriche, pensate per i grandi impianti centralizzati alimentati a combustibili fossi o nucleare, non sono in grado di assorbire importanti quantitativi di elettricità prodotta da fonti energetiche non programmabili come le rinnovabili.
Il rischio è che la produzione di elettricità pulita vada perduta. Bisogna allora ripensare le reti e farle diventare “intelligenti”, realizzando le cosiddette smart grid, capaci di assorbire questa nuova elettricità, prodotta spesso a bassa e media tensione, che cresce in molti aree a ritmi vertiginosi. E inoltre spingere la ricerca su come immagazzinare il surplus di elettricità pulita prodotta quando la domanda è scarsa per poi riutilizzarla quando serve.

Proprio da uno di questi paesi leader delle rinnovabili, la Spagna, arriva un avvertimento che rischia di far ritoccare al ribasso i piani futuri di sviluppo delle energie rinnovabili, se non vi si porrà rimedio adeguando le reti e la gestione dell'elettricità da energie alernative.
La società che gestisce la rete elettrica spagnola (Red Eléctrica de España – REE) ha calcolato in un recente rapporto, Informe sobre la integración de generación renovable a medio plazo para el periodo 2009-2014, redatto su richiesta dal Ministero dell’Industria, che dal 2014 l’energia eolica prodotta di notte si inizierà a buttare via, perché non si avrà una domanda in grado di consumarla, tanto meno si potrà esportarla o stoccarla.
La notizia, riportata da El Pais, spiega che finora solo in alcuni casi eccezionali REE aveva dovuto “spegnere” le turbine eoliche, perché la rete non era in grado di assorbire l’eccessiva elettricità generata. Il caso più recente si è verificato il 15 novembre quando vennero disconnessi per 2 ore il 21% degli aerogeneratori (in Spagna sono installati oggi 17.700 MW eolici).

Per capire quanto sia rilevante la produzione eolica in Spagna va anche ricordato che per quasi due ore all’alba (ore 4,30-6,10) dell’8 novembre scorso, la rete spagnola, stavolta con successo, ha coperto il 53% della domanda con la produzione eolica, una percentuale di 10 punti percentuali maggiore rispetto all’ultimo record.
Ma l’evento di dover distaccare gli impianti, secondo REE, rischierà di ripetersi con sempre maggiore frequenza. In quattro anni si potrà perdere tra lo 0,6% e il 4,7% dell’elettricità eolica prodotta, un range ampio che dipenderà da diversi fattori, come per esempio il livello delle temperature future invernali ed estive, ovviamente oggi non previdibile. Tuttavia, si dice, che in un anno normale la dispersione dell’energia dovrebbe essere di circa il 2%, cioè approssimativamente oltre un miliardo di chilowattora.

Il rapporto del REE è stato intanto utilizzato dal governo spagnolo per programmare uno scaglionamento nel tempo degli impianti a fonte rinnovabile. Il documento conclude che “al presente ritmo delle installazioni di impianti rinnovabili si potranno avere casi in cui la produzione non potrà essere assorbita dal sistema, provocando uno spreco di elettricità”. Il problema varrebbe per tutte le fonti rinnovabili, ma in particolare il rischio più concreto si riferisce all’eolico che attualmente produce il 13% dell’elettricità spagnola, ma che a differenza del solare, è operativo di notte quando il picco della domanda è molto basso.

Il direttore generale della REE, Alberto Carbajo, ha spiegato a El Pais che se in una normale notte dell’anno 2014, si renderanno operativi il 70% delle turbine eoliche (a quella data, una potenza di 26.300 MW) si potranno generare circa 18.000 MWh, in grado di coprire solo la domanda prevista alla 4 di mattina; ma a questa produzione vanno poi aggiunti i 7.000 MW nucleari che non possono essere spenti e le centrali a gas o a carbone che comunque debbono funzionare al minino per essere pronte all’innalzamento della domanda. Alla fine si rischia di avere un eccesso di produzione elettrica, anche considerando un maggiore utilizzo per il pompaggio nei bacini idroelettrici o per un’esportazione verso la Francia. Non solo, ma la perdita di elettricità eolica (stimata tra 1 e 2 TWh/anno) si potrebbe verificare anche nell’ipotesi di avere in circolazione 3 milioni di auto elettriche che dovrebbero essere ricaricate nottetempo.

Lo studio fornisce un'indicazione al governo: “sarebbe necessario installare non più di 3.300 megawatt all’anno di fonti rinnovabili”. Una quota che il governo ha comunque fissato per i prossimi anni, anche per limitare il budget dedicato all’incentivazione di questi impianti.

Ma a questo quadro va aggiunto un altro elemento di notevole importanza. Il gestore della rete elettrica spagnola nel suo report prevede che si avrà un forte calo del settore elettrico convenzionale. Per 2014, infatti, si stima che le centrali a gas a ciclo combinato potranno funzionare solo tra le 2100 e le 2300 ore all'anno. Un numero di ore di esercizio che è pari alla metà di quanto pensava la lobby degli operatori del gas al momento in cui fu lanciato, dieci anni fa, un programma nazionale di investimenti per la realizzazione di centrali a gas. Anzi, la REE prevede che dal 2016 le ore di esercizio in un anno possano scendere addirittura a 1.700. Questi dati, legati anche alla forte concorrenza delle rinnovabili elettriche, che dalla loro parte hanno obblighi legislativi connessi con impegni vincolanti presi in sede europea, spiegherebbero la dura campagna degli operatori del gas contro le fonti rinnovabili in atto nel paese iberico.

Spagna e Germania su questo fronte saranno laboratori ed avamposti di un sistema energetico mondiale in profondo mutamento e quindi le loro esperienze saranno fondamentali per lo sviluppo su grande scala delle energie rinnovabili.
www.qualenergia.it
LB

30 novembre 2009

mercoledì 23 dicembre 2009

A Montalto di Castro via alla più grande centrale fotovoltaica d'Italia


di Martina Saporiti
ROMA (16 dicembre) - Alla vigilia della chiusura del vertice di Copenhagen, l’Italia fa un piccolo ma significativo passo in avanti per combattere il surriscaldamento globale: attacca la spina alla centrale fotovoltaica di Montalto di Castro, il più grande impianto d’Italia per la generazione elettrica da energia solare. La cerimonia di inaugurazione si è svolta nel corso di Re-event, una due giorni di dibattiti sul tema delle energie rinnovabili promossa dal centro di ricerca per l’innovazione e le nuove tecnologie Alarico itci onlus. Un ideale filo della corrente ha collegato lo Spazio Etoile di Roma, sede di Re-event, al piccolo comune viterbese, che grazie al nuovo impianto sarà presto energeticamente autosufficiente. La centrale fotovoltaica è un progetto nato dalla partnership tra Sun Ray, società indipendente per la produzione di energia elettrica da fonte solare, e Sun Power, produttore di celle, moduli e sistemi fotovoltaici ad alta efficienza. La centrale, la cui costruzione è iniziata nel giugno del 2009, si estende su una superficie di 80 ettari e utilizza 78.720 moduli solari. L’impianto è stato costruito su un territorio già compromesso dal punto di vista ambientale perché occupato da numerose linee dell’alta tensione dell’Enel. Produce 40 GWh di energia all’anno e ha una potenza di picco di 24 MW. Genera energia elettrica sufficiente a soddisfare i bisogni di 13.000 abitazioni e permette di evitare l’emissione di circa 22.000 tonnellate di biossido di carbonio ogni anno. Per risparmiare la stessa quantità di anidride carbonica sarebbe necessario piantare più di 2 milioni di alberi. La costruzione della centrale, terminata nel tempo record di sette mesi, ha coinvolto 250 operai e 10 aziende locali specializzate per opere civili, meccaniche ed elettriche. «Più di 200 operai locali sono stati formati con le competenze specifiche della tecnologia fotovoltaica, superando le nostre attese e dando prova di creatività e professionalità», ha dichiarato il presidente Sun Ray Yoram Amiga. Ma il risvolto occupazionale del progetto non si esaurisce alle fasi di costruzione. La centrale sarà in funzione per circa 30 anni e richiederà l’impiego di addetti per la manutenzione, sorveglianza, pulizia, operazioni amministrative. Senza considerare che l’impianto è solo la prima fase di un progetto di sviluppo di 85 MW, che secondo le previsioni sarà operativo nel 2010. «Il progetto di Montalto di Castro è una pietra miliare per il settore fotovoltaico, a conferma che le centrale fotovoltaiche sono oggi finanziariamente sostenibili ed interessanti da punto di vista economico», dichiara Howard Wenger, presidente Global Business Units di Sun Power. «Nei prossimi anni, la centrale fotovoltaica diventerà il principale punto di riferimento dell’Europa per la produzione di energia rinnovabile». L’inaugurazione dell’impianto rientra nei piani della Regione, che sta lavorando per promuovere lo sviluppo delle energie da fonti rinnovabili, proprio mentre si torna a discutere di Montalto di Castro come possibile sede di una delle nuove centrali nucleari italiane. «Il Lazio, sino ad un anno fa, era il fanalino di coda delle regioni europee in tema di energie rinnovabili - dichiara l’assessore regionale all’Ambiente Filiberto Zaratti -. Produceva solo 0,5 MW di energia solare e 0,5 MW di energia eolica. Per questo abbiamo deciso di investire in energia pulita, cercando le risorse economiche e mettendo a punto un percorso legislativo di semplificazione. Il piano energetico regionale prevede di produrre 2,5 GW di energia da fonti rinnovabili entro il 2020».«Prevediamo un investimento pubblico di 267 milioni di euro - ha detto ancora Zaratti - ma dobbiamo necessariamente promuovere anche l’investimento privato, sia dei cittadini sia delle imprese. Perché dalle energie rinnovabili arrivano non solo nuove opportunità economiche e posti di lavoro, ma anche lo sviluppo di nuove tecnologie e ricerca per il nostro paese».

martedì 22 dicembre 2009

Al via i test per una Volvo C30 elettrica

Anche Volvo sbarca nel settore delle auto elettriche. Lo fa dalla porta principale, ossia in occasione del Detroit Motor Show dall'11 al 24 gennaio prossimo, quando sarà presentata questa nuova Volvo C30, che potrà essere ammirata su strada già nel 2011, anche se sotto forma di test car.
In realtà un prototipo di questo veicolo, che si prevede abbia un'autonomia di 150 km e una velocità massima di 130 km/h, è già stato costruito e presentato a settembre di quest'anno. La C30 proposta il mese prossimo oltreoceano prende spunto proprio da qui, come spiega Lennart Stegland, direttore dei veicoli speciali della casa svedese del gruppo Ford: "Il prototipo ci è servito per identificare gli eventuali problemi, quali la tenuta delle batterie e il tema della sicurezza. Abbiamo affrontato questa sfida creando la C30 e dandole personalità e facilità di guida. E il risultato è stato eccellente, visto che quello di Detroit sarà un prodotto completo".
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Nel 2010 sarà poi la volta della costruzione di ulteriori esemplari da utilizzare come auto in prova da parte di addetti ai lavori, che ne valuteranno pregi e difetti nell'arco di 2 anni. L'azienda nata a Göteborg nel 1927 non è stata lasciata sola in queste fasi, visto che l'autorità svedese per l'energia ha finanziato il progetto e la realizzazione della C30 con circa 15 milioni di euro.
Ma il lavoro della Volvo è più complesso di quanto sembri, dato che non si sta solo creando un'auto nuova di zecca con una tecnologia che non si sa ancora bene come risponda nei test stradali: si stanno progettando anche i dettagli degli stabilimenti che la produrranno e i servizi che saranno necessari ai clienti, con l'obbiettivo di fare dell'acquisto dell'auto elettrica una scelta vantaggiosa.
Ma come sarà la C30 elettrica? Sarà praticamente identica a una Volvo C30 "normale", con gli stessi standard di sicurezza e lo stesso spazio nell'abitacolo. L'aspetto più evidente sarà la strumentazione di bordo e il cruscotto, che terranno in grande evidenza dal punto grafico la velocità e l'autonomia residua. Guidarla, magari sulle distese innevate della Lapponia svedese, sarà sicuramente un'esperienza a cui non si è abituati: nessun rumore e potenza subito disponibile per accelerate immediate.
Va perfezionato il sistema di trasmissione che sia al tempo stesso sicuro e agile e in grado di utilizzare al meglio la spinta delle batterie che utilizzano circa un quarto dell'energia di omologhe auto a combustibile fossile, con la conseguenza di veder aumentare in maniera esponenziale la domanda di auto di questo tipo, visto anche il parallelo aumento del prezzo della benzina. "Purché abbiano gli stessi standard qualitativi e di sicurezza dei modelli a benzina. E in questo il governo e le autorità svedesi e internazionali devono aiutarci ad abbattere i costi di produzione delle batterie al litio da 280 kg" aggiunge Paul Gustavsson, direttore auto elettriche Volvo Cars.
di Andrea Barbieri Carones 18/12/2009

lunedì 21 dicembre 2009

Renault Aeon concept: l’auto del futuro sarà alimentata ad energia solare


Parlare della Renault Aeon concept come di un’automobile in senso proprio, almeno riguardo l’automobile per come la si intende al giorno d’oggi, riesce un po’ difficile, va detto.
In effetti, se si eccettua il conosciuto logo di Renault, la Aeon ha in comune con le autovetture odierne poche cose come, tra queste c’è il fatto di viaggiare su quattro ruote e di avere un volante, ma per tutto il resto, invece, questo veicolo è sicuramente tra quelli più originali visti in questi ultimi anni.

Di dimensioni medie, capace di accogliere due persone e spinto da un motore elettrico, il concept di Renault propone soluzioni stilistiche interessantissime ma al tempo stesso funzionali: le linee arrotondate e il design “a goccia” non sono infatti parte di un gioco stilistico fine a se stesso, sono piuttosto il frutto di un ardito studio aerodinamico volto ad ottenere la massima efficienza dinamica, con l’obiettivo di abbattere gli attriti e ottimizzare il dispendio energetico.
Le ruote, disposte ai quattro angoli della carrozzeria proprio come nelle monoposto da corsa, hanno la particolarità di essere carenate per ridurre l’attrito con l’aria, ma a questo aggiungono anche la funzione di dare una discreta impronta a terra a tutto il veicolo.
E tornando a parlare di energia va sottolineato come la Aeon concept presenti un’altra sua peculiarità, ovvero la presenza di piccoli pannelli solari integrati in diversi elementi della sua carrozzeria che consentiranno di recuperare l’energia necessaria al suo utilizzo.
Difficile dire se vedremo mai un modello simile sulle strade di ogni giorno, ma sicuramente vedremo alcune delle soluzioni adottate dalla Aeon, perché l’auto del futuro dovrà essere efficiente e un’auto efficiente dovrà essere un’auto pulita e ad impatto zero sull’ambiente: dovrà essere, in altre parole, un po’ come questa media dalla forma “bizzarra”.



di Giuseppe Cutrone - Giovedì 26 Novembre 2009