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giovedì 1 dicembre 2011

Energie rinnovabili: in Puglia 20mila impianti per oltre 3200 MW


BARI – Un cambiamento, quello impresso dalle fonti rinnovabili, che viaggia con numeri e una velocita' impressionanti in Puglia, tra le prime regioni in Italia per lo sviluppo di solare fotovoltaico (1.906 MW installati) e eolico (1.379 MW).

Sono infatti oltre 20 mila gli impianti di piccola e grande taglia, eolici e solari, idroelettrici e da biomasse, distribuiti in tutti i Comuni pugliesi, da Chieuti a Santa Maria di Leuca. E i numeri della produzione mostrano dei risultati importanti: la produzione elettrica da fonti pulite, negli ultimi anni, e' passata da zero al 30% dei fabbisogni complessivi elettrici regionali. La diversita' delle risorse rinnovabili presenti sul territorio la raccontano i 255 Comuni del solare fotovoltaico, mentre sono 110 quelli del solare termico, 74 quelli dell'eo­lico, 15 quelli delle biomasse e 5 quelli del mini idroelettrico. Grazie a questi impianti si sono creati migliaia di nuovi posti di lavoro, portati servizi, riqualificati edifici e create nuove prospettive di ricerca applicata. Questi i dati che emergono dalla prima edizione di "Comuni Rinnovabili Puglia 2011", rapporto redatto dalla Legambiente Puglia con il contributo di 9REN e il patrocinio dell'Assessorato allo Sviluppo Economico della Regione Puglia e presentato questa mattina a Bari da Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia alla presenza di Loredana Capone, vice presidente Regione Puglia. Sono 4 i Comuni che hanno ricevuto il premio assegnato per i risultati e le buone pratiche nell'ambito del Rapporto "Comuni Rinnovabili Puglia 2011": Molfetta (Ba), Lizzano (Ta), Monopoli (Ba) e Minervino di Lecce (Le). "I numeri e le storie raccontate in questo Rapporto - ha detto Francesco Tarantini, - dimostrano che le fonti rinnovabili, che in Puglia soddisfano oltre il 30% dei fabbisogni complessivi elettrici regionali, sono tecnologie affidabili su cui e' possibile costruire ora e nel futuro una risposta concreta ai fabbisogni energetici e una alternativa sempre piu' competitiva ai combustibili fossili nella strategia di lotta ai cambiamenti climatici. Per il futuro, la Puglia -continua Tarantini- deve puntare con forza a un mix di efficienza energetica e fonti rinnovabili passando attraverso una drastica riduzione delle fonti fossili. Cosi' facendo la nostra Regione puo' diventare una terra di innovazione virtuosa, con centinaia di tetti solarizzati e case riqualificate e meno energivore".

Ad aprire le classifiche del Rapporto e' la categoria forse piu' importante ossia quella dei 109 Comuni 100% Rinnovabili ovvero quelli che producono piu' energia elettrica di quella necessaria alle famiglie residenti. In testa alla classifica c'e' il Comune di Lecce, sia per i risultati ottenuti in temine di produzione che per il mix di tecnologie rinnovabili. Nel dettaglio, sono 345 i mq di pannelli solari termici installati e 40,3 i MW di impianti fotovoltaici, di cui 5,2 su tetti o coperture, 36 sono invece i MW di eolico e 41 kW quelli di mini eolico. Il Comune con la piu' ampia diffusione di impianti fotovoltaici, in rapporto al numero degli abitanti, e' Galatina con 13.223,87 kW ogni 1.000 abitanti e 37,5 MW complessivi distribuiti in 166 impianti. Invece se consideriamo gli impianti installati esclusivamente su tetti e coperture, e' Molfetta ad occupare il primo posto della classifica con 144 impianti. In termini assoluti e' il Comune di Brindisi quello con la maggior potenza installata con 259 impianti e 130 MW. Quanto invece al solare termico, per la produzione di acqua calda sanitaria e riscaldamento, i pannelli sono installati in 110 Comuni, per un totale di 5.999 mq. Considerando la diffusione in rapporto agli abitanti e' Diso, un piccolo comune del leccese, ad imporsi in vetta alla classifica, con 111,5 mq/1.000 abitanti. Per quanto l'eolico, sono 1.378,8 i MW di impianti, divisi tra grande e piccola taglia, distribuiti su 74 Comuni. Nella classifica troviamo al primo posto il comune di Troia (Fg) con 171,9 MW di potenza installata seguito da Sant'Agata di Puglia (Fg) con 164,4 MW e da Minervino Murge (Ba) con 116,4 MW. Invece, sempre piu' diffuso e utilizzato sia da cittadini privati che da imprenditori agricoli o imprese artigiane e' il mini eolico, ossia impianti eolici con potenza fino a 200 kW. Sono invece 18,4 i MW di impianti a biogas, distribuiti su 13 Comuni. Tutti gli impianti utilizzano biogas proveniente da discarica e sono in grado di produrre energia oltre 128 mila MWh di energia elettrica pari al fabbisogno di circa 50 mila famiglie.

Energie rinnovabili e illuminazione, concluse ETech ed Enersolar+


In quattro giorni di mostra sono stati 40.500 gli operatori della filiera elettrica ed energetica giunti a Fiera Milano per valutare prodotti, tecnologie e soluzioni innovative in grado di produrre e distribuire energia, ma anche per fare il punto sulla situazione di un mercato che sente sempre più urgente il bisogno di un piano energetico nazionale.
Due le mostre che si sono svolte in contemporanea, dal 16 al 19 novembre nel quartiere espositivo milanese: EnerSolar+, dedicata alle energie rinnovabili, ed ETECH Experience, biennale dell’energia, impiantistica elettrica e illuminazione, alla sua prima edizione.
“Il bilancio è senz’altro positivo, soprattutto in considerazione delle difficoltà con cui l’economia deve confrontarsi in questo momento” ha dichiarato Enrico Pazzali, amministratore delegato di Fiera Milano. “La scelta di svolgere le due manifestazioni in contemporanea si è rivelata vincente, permettendo di sviluppare utili sinergie. Gli operatori hanno potuto valutare non solo prodotti e tecnologie innovative per l’elettrico, ma anche soluzioni specifiche per il mondo delle rinnovabili”

ETECH Experience
ETECH Experience ha registrato 9.100 visitatori, per il 10% esteri, provenienti da ben 60 Paesi. Nei quattro giorni la manifestazione, a completamento dell’offerta espositiva, ha offerto numerose occasioni di aggiornamento e di formazione professionale rivolte agli operatori del settore elettrico (progettisti, installatori, manutentori, distributori), ma anche ai grandi utilizzatori privati, alle imprese di costruzione e ai funzionari pubblici. ETECH Experience è stata l’occasione per conoscere e valutare i servizi e le soluzioni tecnologiche più innovativi per il risparmio energetico e per un utilizzo dell’energia efficiente e sicuro.
“La necessità di avviare un tavolo istituzionale per le verifiche degli impianti, guidata da obiettivi di sicurezza e qualità, è un tema importante per l’industria elettrotecnica ed elettronica che Anie segue con impegno da tempo. Non posso pertanto che accogliere con favore la proposta di sollecitare queste istanze attraverso uno sforzo comune di filiera intorno al progetto della rottamazione dell’impiantistica elettrica obsoleta. La disponibilità comune ad aprire un tavolo con il Governo emersa in occasione dell’evento di apertura della manifestazione fieristica è un segnale forte, non solo per il settore, ma per il mondo politico in generale, al quale ci rivolgiamo coralmente in rappresentanza di una filiera che aggrega oltre un milione di addetti” ha dichiarato Claudio Andrea Gemme, Presidente Confindustria Anie, la Federazione delle industrie elettroniche ed elettrotecniche.
“Viviamo in un contesto economico” ha aggiunto Giampaolo Ferrari, Presidente FME "in cui non si può più parlare di crisi, ma di un mondo che è cambiato. E se il mondo è cambiato devono cambiare anche le nostre logiche. Non possiamo più agire come singoli imprenditori, ma come azionisti di un mercato comune. La via per la ripresa passa dall’accettazione di una logica di sistema, perché solo la creazione di alleanze ci consentirà di essere forti e affrontare il mercato con efficienza e competitività. E’ con questa convinzione che la Federazione ha sposato il progetto ETECH Experience, scegliendolo come momento per aggregare l’intera filiera dell’impiantistica elettrica”.
Durante i quattro giorni di E.TECH Experience numerose sono state le occasioni di formazione, informazione e aggiornamento professionale.
Grande interesse in particolare ha destato il convegno inaugurale “Rottamazione degli Impianti Elettrici. Una proposta al Governo”. Alla presenza di Vincenzo Correggia, dirigente del Ministero dello Sviluppo Economico, i principali protagonisti della filiera – mondo accademico e della ricerca, progettisti, tecnici, industria e distribuzione – si sono dimostrati compatti nella richiesta di incentivi per la messa a norma e miglioramento degli impianti: un’iniziativa che farebbe da volano alla ripresa del comparto e supporterebbe il processo di ammodernamento e messa in sicurezza della rete elettrica.
Sull’iniziativa la filiera elettrica ha manifestato compatta la propria disponibilità ad aprire un tavolo per formalizzare una proposta concreta, che può già contare sull’interesse del ministero dello Sviluppo Economico. “Possa garantire – ha detto Vincenzo Correggia – che il Libro Bianco arriverà sul tavolo del nuovo ministro”.
Grande intesse hanno registrato in particolare gli appuntamenti de “La filiera dell’energia del futuro”, l’area organizzata da FME in collaborazione con undici leader di mercato (ABB, Beghelli, BTicino, Gewiss, Osram, Philips Lighting, Prysmian, Schneider Electric, Siemens, Scame Parre, Vimar). Grazie al contributo di market leader, giornalisti e associazioni di riferimento del settore quali ANIE (Federazione Italiana Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche), CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano), PROSIEL (Associazione per la Promozione della Sicurezza Elettrica), è stato possibile approfondire tematiche differenti: la domotica, l’illuminazione, il solare fotovoltaico e il Quarto Conto Energia, la gestione e il controllo con le smart grid, l’eco-building, e ancora la sicurezza, gli impianti elettrici declinati in ogni loro aspetto, fino alle tematiche più prettamente tecniche inerenti la nuova Norma CEI 64-08 V3.
In fiera il 18 novembre si è svolta anche l’Assemblea generale di FME, la cui parte pubblica ha offerto l’occasione per fare il punto della situazione che il settore dovrà affrontare nei prossimi mesi. Dopo l’introduzione di Giampaolo Ferrari, Presidente FME, e i saluti di Michele Perini (Presidente Fiera Milano), è stata la volta di Andrea Lanza (Università Bocconi) che, dopo aver presentato i primi risultati di una ricerca realizzata in collaborazione con FME sulle dinamiche competitive del mercato elettrico, ha moderato un talk show tra illustri rappresentanti del settore, del mondo della finanza e della politica che hanno dibattuto sugli scenari futuri. Sul palco, insieme a Lanza e Ferrari, erano presenti Davide Giacalone (Presidente Agenzia per l’innovazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri), Roberto Cota (Governatore Regione Piemonte), Claudio Andrea Gemme (Presidente Anie) e Gregorio De Felice (Chief Economist Intesa San Paolo).
Tra gli auspici emersi, un impegno concreto del nuovo Governo mirato a favorire una ripresa degli investimenti attraverso riforme strutturali che permettano di diminuire la spesa pubblica, ma soprattutto supportino la creazione di un sistema più competitivo, con una semplificazione della burocrazia e politiche fiscali che favoriscano gli investimenti in R&S e incentivino l’occupazione, soprattutto giovanile.



ENERSOLAR+
L’edizione 2011 di EnerSolar+, l’evento dedicato all’energia solare fotovoltaica e termica, alle tecnologie fotovoltaiche (PV Tech), agli inverter (Invex) e ad altre energie rinnovabili quali cogenerazione, biogas, idroelettrico, legno e biomasse, geotermia, biocarburanti (Greenergy Expo) si è conclusa con un risultato molto positivo.
La manifestazione, che si è svolta in contemporanea con HTE (tecnologie innovative) e Robotica (robotica umanoide e di servizio), è stata visitata da 31.400 operatori (+7% rispetto all’anno scorso) provenienti da 75 Paesi.
Nell’ambito di EnerSolar+ 2011 hanno suscitato notevole interesse le 50 sessioni congressuali alle quali sono intervenuti ben 350 qualificati relatori, in rappresentanza del mondo associativo, industriale, accademico e associativo. Tra i temi affrontati, ad esempio, come progettare e installare il fotovoltaico a regola d’arte, il fotovoltaico come solution provider, il progresso tecnologico e lo sviluppo del mercato del solare termico.
“Siamo particolarmente soddisfatti - ha dichiarato Marco Pinetti, presidente di Artenergy Publishing, la società organizzatrice - EnerSolar+ è un evento in continua crescita, a conferma della validità della formula che valorizza il buon stato di salute del settore, mentre Robotica e HTE hanno suscitato molto interesse grazie ai loro contenuti innovativi e proiettati nel futuro. Quest’anno i risultati ottenuti sono stati particolarmente significativi sia per le numerose novità introdotte sia per le sinergie con le altre manifestazioni che si sono svolte in contemporanea".



http://www.illuminotecnica.com

sabato 11 settembre 2010

Arriva l'asfalto fotovoltaico e la strada che produce energia



Calcolando un'insolazione media di 4 ore al giorno, ogni pannello, anche con un'efficienza intorno al 15%, potrà produrre 7,6 kwh al giorno. L'energia potrebbe poi essere immessa nella rete oppure immagazzinata lungo le strade, per ricaricare le auto elettriche
Per i pannelli fotovoltaici sono allo studio ipotesi molto più ambiziose di quelle di stare sui tetti. Una delle più promettenti, secondo una proposta della società americana solar roadways, rilanciata da una intervista dell'autorevole rivista new scientist, è quella di usarli per pavimentare le strade al posto dell'asfalto: una tecnica che aprirebbe potenzialità immense. Si calcola infatti che solo negli Stati Uniti la superficie totale di strade, autostrade e parcheggi all'aperto sia di oltre 100.000 chilometri quadrati, pari a un terzo dell'italia.

Solar roadways, con l'aiuto di un finanziamento da parte dell'ente autostradale degli Stati Uniti, sta progettando a questo scopo pannelli fotovoltaici quadrati di 3,7 metri di lato (la larghezza standard delle corsie stradali in America), in modo che possano poi essere giustapposti sulle strade.

Calcolando un'insolazione media di 4 ore al giorno, ogni pannello, anche con un'efficienza intorno al 15%, potrà produrre 7,6 kwh al giorno. L'energia potrebbe poi essere immessa nella rete oppure immagazzinata lungo le strade, per ricaricare le auto elettriche.

Il problema più evidente è la necessità di costruire pannelli resistenti al passaggio di automobili e camion. Secondo Scott Brusaw, ingegnere elettrico e fondatore della Solar Roadways, questa difficoltà è superabile, adattando per esempio le tecniche usate per la costruzione di vetri antiproiettile. Il secondo problema è che una superficie troppo liscia non è indicata per la guida. Una possibile soluzione è usare, anziché un pannello levigato, migliaia di piccolissimi prismi che permetterebbero agli pneumatici di fare presa sul terreno.


http://www.repubblica.it

giovedì 25 marzo 2010

Car-puccino,l'auto che va a caffè


MODIFICATA UNA VECCHIA VOLKSWAGEN SCIROCCO
Ecco la Car-puccino, l'auto che va a caffé
Esperimento in Gran Bretagna per un programma Bbc


MILANO - Biodiesel? No grazie. Si può fare marciare un'auto anche con il caffè. Almeno quella modificata da un gruppo britannico per un programma della Bbc, «Bang goes the theory» e ribattezzata Car-puccino». E' stata costruita da Matthew e Martin Bacon con il team della Teesdale Conservation Volunteers per il programma di scienze delle tv pubblica britannica. Ed è stata messa alla prova: l'auto ha percorso le 240 miglia da Londra a Manchester utilizzando circa 70 chili di caffè.
La riconversione è stata effettuata su una vecchia vettura, per tenere basso il costo dell'esperimento. Alla fine è stata utilizzata una Volkswagen Scirocco, del 1988 acquistata su e-Bay per circa 400 sterline. La Car-puccino è stata presentata alla «Fiera delle scienze Big Bang» con l’obiettivo di dimostrare che vi sono molti carburanti alternativi al petrolio. Consumi? Un po' alti: la vettura fa tre miglia per ogni chilo di caffè macinato. Ma non ha mostrato segni di guai al motore durante la marcia che, considerto il carburante, non è stata quindi nemmeno tropp0 «nervosa».

sabato 20 febbraio 2010

Philippe Starck presenta le mini-pale eoliche domestiche


"Disponibili su Internet, ma il mio sogno è comprarle al supermarket"

Fosse un libro giallo si direbbe che ha tenuto il lettore aggrappato alla trama fino all'ultima pagina, invece è cronaca, e per nulla gialla - anzi, rosea - e ha tenuto molta gente aggrappata ai giornali per sapere quando l'ultima pagina sarebbe stata scritta. Bene, la risposta è: oggi. Oggi il designer Philippe Starck e l'amministratore delegato della «Pramac» Paolo Campinoti presentano alla Triennale di Milano le loro piccole pale eoliche - microturbine è la definizione tecnica - destinate a risolvere, o a cominciare a risolvere, due problemi: l'uso del vento come fonte di energia anche da parte di privati e la dissimulazione dell'aspetto ingombrante, «esteticamente inquinante» dei generatori di energia eolica.

Ultima pagina di una storia eco-estetico-industriale cominciata, per il pubblico, nel 2008, quando durante il Salone del Mobile milanese venne esposto nel Cortile del Filerete all'Università Statale il prototipo della piccola pala domestica di Philippe Starck, oggetto aggraziato e minuscolo (non raggiungeva il metro d'altezza) ad asse di rotazione verticale anziché orizzontale: un’assoluta novità per renderlo indipendente dalla direzione del vento e consentirgli di sfruttare anche le turbolenze. Caratteristica che, insieme con la dimensione modesta, l'eleganza del design e la silenziosità del meccanismo, lo rendeva adatto anche alle aree urbane.

Star di quell'edizione del Salone, la pala domestica, però, tardava ad affacciarsi al mercato. In un'intervista ad Alice Rawsthorn del «New York Times» pubblicata il 6 agosto dello stesso anno, Starck, parlando del suo nuovo progetto di «design democratico», definito da prodotti «a buon mercato ed ecologici», assicurava che il primo di quei prodotti - una microturbina da collocare sul tetto di casa cui stava lavorando col gruppo italiano «Pramac» - sarebbe stata pronta in autunno per l'Europa e all'inizio del 2009 per l'America. Starck già l'immaginava in vendita nei supermarket, a disposizione di tutti. «S'immagini - si entusiasmava - un tizio che al sabato va in un grande magazzino per comprarsi qualche inutile gadget. E invece si imbatte in un oggetto davvero sexy. "Mio Dio, ma è magnifico! Quanto costa? Cinquecento euro? Ma è più o meno quello che avrei speso per il mio inutile gadget!". Lo compra, sale sul tetto, e 15 minuti dopo lo vede girare e produrre energia. Uau!».

Ci sono state altre interviste e ci sono stati altri slittamenti, ma infine eccoci qua, e stavolta, a garantire che il dado eolico è tratto, non c'è un immaginoso creativo, ma un pragmatico produttore. Che è entusiasta come il suo designer, ma i conti li fa con più realismo. A partire dal prezzo delle due microturbine: 2500 euro la più piccola, alta 90 cm. e capace di produrre 400 watt all'ora in condizioni ottimali (con un vento che soffia a 14 m. al secondo), 3500 euro la più grande, alta 140 cm e capace di 1 kwatt orario. Non sono le noccioline prospettate da Starck. E per produrre l'energia necessaria a una casa normale con 3 persone - circa 3 kilowatt al dì - ci vorrebbero 3 pale grandi col vento in poppa tutti i giorni. Inimmaginabile. Dov'è il vantaggio, allora? Come si ammortizza l'investimento?

«Nelle zone ventose l'investimento viene ripagato in 5-6 anni - spiega Paolo Campinoti -. Ma l'investimento dipende dai bisogni. Se uno ha la casa in Sardegna, e la usa solo d'estate, può investire meno perché ha meno bisogno d'energia. Comunque l'energia prodotta nei mesi in cui la casa non viene usata non va dispersa, viene messa in rete all'Enel e detratta dalla bolletta. È chiaro comunque che il "plus" non è tanto il vantaggio economico, che, pure, combinando l'eolico con altre energie alternative, solare in primis, si ottiene. Il "plus" è la consapevolezza di usare energia pulita, di fare parte di una comunità ecosensibile, di appartenere a una "corrente di pensiero", come dice Starck».

Inizialmente commercializzate su Internet («Stiamo mettendo a punto il sito»), poi in negozi specializzati, le microturbine ce la faranno ad arrivare nei supermarket? «È il nostro sogno».

sabato 6 febbraio 2010

Lo stabilimento Lamborghini a energia solare e il futuro delle supercar







Pannelli solari grandi quanto due campi di calcio sul tetto per ridurre la CO2 fino al 30%. Un investimento coerente con lo spirito dell’erede della Murciélago, che sarà più leggera per andare di più e inquinare meno. E, forse, sarà anche ibrida…
MILLE TONNELLATE IN MENO - L’impianto fotovoltaico da 17.000 metri quadrati (nella foto in alto un particolare) inaugurato a Sant’Agata Bolognese è il più grande del settore industriale dell’Emilia Romagna. Secondo le stime della Lamborghini, esso consentirà, insieme ad altri interventi, di ridurre del 30% la CO2 emessa: oltre 1.067 tonnellate all’anno.

L’impianto ha una potenza di 1,4 Megawatt e, da solo, permetterebbe di ridurre le emissioni di anidride carbonica del 20%. Inoltre, l’isolamento termico della copertura dello stabilimento, le luci e il riscaldamento “intelligenti”, nonché l’utilizzo di destratificatori (dei “ventilatori” che rimandano in basso l’aria calda che, per sua natura, tende a salire), contribuiranno per un altro 10%.
IBRIDE, LEGGERE E CON LO START&STOP - La presentazione di questa iniziativa, è stata l’occasione per ritornare sulle future Lamborghini. La Casa non fa mistero di voler continuare a produrre auto estreme, pur cercando di ridurne i consumi e le emissioni. La ricerca, quindi, si sta rivolgendo, per stessa ammissione degli uomini di Sant’Agata, principalmente sulla riduzione del peso (come avevamo anticipato qui, l’erede della Murciélago farà ampio uso di carbonio e peserà meno di 1500 kg), sull’integrazione di sistemi Start&Stop, sulle soluzioni di trasmissione ibrida e anche sui carburanti “bio”.

Non è un caso, infatti, che la Lamborghini abbia inaugurato lo scorso autunno a Seattle l’Advanced Composite Structures Laboratory, un centro di ricerca nato in collaborazione con Boeing e l’Università di Washington dove verranno studiate le future tecnologie basate sulla fibra di carbonio.

http://www.alvolante.it

martedì 2 febbraio 2010

Una sforbiciata superiore al 20% da fine anno. Un ulteriore taglio del 6% per il 2012 e così via, a calare per gli anni successivi.


Una sforbiciata superiore al 20% da fine anno. Un ulteriore taglio del 6% per il 2012 e così via, a calare per gli anni successivi. Il Governo non arretra. Gli operatori delle energie rinnovabili si rassegnino: sta per scomparire il curioso scenario dell'Italia paese più generoso di tutti negli incentivi all'energia solare, distribuiti anche (e secondo alcuni soprattutto) per compensare gli extracosti imposti agli stessi operatori dalle lungaggini e dai trabocchetti amministrativi.
Due fattori che si elidono, almeno parzialmente. E così il Governo intanto corre ai ripari. Sicuramente sul primo versante: quello degli incentivi, se verrà confermata l'ultima bozza del nuovo meccanismo del "conto energia" che dovrà entrare in vigore a fine anno per sostituire quello in scadenza.
La bozza di decreto, che sarà discussa nei prossimi giorni della Conferenza Stato-Regioni, ribadisce l'obiettivo "verde" più volte tracciato dal Governo, che del resto non fa altro che recepire i target imposti dall'Unione europea: al 2020 la capacità di energia solare italiana dovrà salire dagli attuali 900-1.000 megawatt ad almeno 8mila megawatt nominali.
Obiettivo assolutamente alla portata, dicono gli scienziati scandagliando le potenzialità del "paese del sole". Obiettivo che rischia di fallire, ribattono le associazioni degli operatori delle rinnovabili nei loro altolà ai tagli annunciati in nome del progresso tecnologico che effettivamente rende sempre più efficiente questa tecnologia.
Un «buon punto di equilibrio» era stato annunciato dal sottosegretario allo Sviluppo Stefano Saglia solo pochi giorni fa. Ma l'ultimo schema governativo sembra confermare in pieno il taglio.
Si parte prevedendo incentivi ventennali per 3mila megawatt complessivi dedicati agli impianti in esercizio dall'inizio del 2011 con potenza nominale superiore a un Kw. L'incentivo previsto in questo caso va da 0,401 euro per kilowattora per gli impianti su edifici a 0,358 per gli altri impianti. Ma poi la tariffa incentivata scende progressivamente per raggiungere nell'ultimo quadrimestre rispettivamente 0,380 e 0,333. Ecco poi una decurtazione del sei per cento l'anno per gli impianti che entrano in esercizio nel 2012 e nel 2013, mentre i tagli successivi saranno definiti con un un decreto del ministero dello Sviluppo economico di concerto con l'Ambiente e d'intesa con la Conferenza unificata.

Ai pannelli solari integrati architettonicamente con potenza tra 1 e 5 Mw spetteranno, sempre per 20 anni, 0,44 euro a Kwh prodotto, ma l'incentivo verrà distribuito fino a una potenza complessiva, per questa tipologia, di 200 Mw. Una fetta di torta è riservata a una tecnologia praticamente al debutto: gli impianti a concentrazione (gli specchi che preriscaldano un liquido) fino ad un totale di 150 Mw godranno di una tariffa incentivante che all'inizio sarà di 0,32 euro a Kwh ma che poi andrà anche qui a ridursi.

Gli incentivi andranno richiesti – prevede la bozza – entro 90 giorni dalla messa in funzione dell'impianto. E il "soggetto attuatore" (cioè il Gse, gestore dei servizi energetici) dovrà erogare la tariffa entro 120 giorni attraverso procedure telematiche da avviare a inizio 2011.
Tutti gli incentivi sul kilowattora prodotto sono in ogni caso cumulabili con i tassi agevolati previsti dalla Finanziaria 2007 per i finanziamenti degli impianti "verdi" oltre che con i contributi in conto capitale già previsti. Si va dal 30% del costo degli impianti realizzati su edifici con potenza non superiore a 3 Kw al 10% della spesa per gli impianti piazzati sui tetti degli istituti scolastici, mentre anche per tutti gli altri edifici pubblici o di proprietà di enti riconosciuti senza scopo di lucro il cumulo non può comunque superare il 30 per cento. E sempre del 30% è il contribuito previsto per gli impianti a concentrazione.


di Federico Rendina

lunedì 1 febbraio 2010

Ford scommette sull’auto elettrica


Investiti 450 milioni di dollari, s’inizia col Transit

Detroit 28/01/2010 – Ford ha deciso di investire 450 milioni di dollari per l’auto elettrica. Serviranno a preparare un’offensiva di prodotto nel campo della doppia alimentazione benzina/elettrica, inclusa la produzione di batterie agli ioni di litio. Sorprende come quest’ultima produzione verrà spostata dal Messico al Michigan, Stato in cui da sempre Ford risiede (con le altre grandi Case Usa) e in cui verranno creati un migliaio circa di nuovi posti di lavoro. L’avvio della produzione delle moderne batterie e dei nuovi veicoli ibridi è previsto per il 2012. Attualmente Ford già commercializza in Nord America 4 veicoli elettrici: le berline gemelle Ford Fusion e Mercury Milan e i SUV Escape e Mercury Mariner.


“Quest’investimento sottolinea la serietà del nostro impegno nel settore dei veicoli elettrici – ibridi, ibridi plug-in ed elettrici puri – unendo le tre questioni cruciali oggi nel mondo: economia, energia e ambiente”, ha detto il Presidente Bill Ford jr. Per il Michigan, cuore dell’auto americana, si tratta di una fondamentale boccata d’ossigeno, che fa il paio con l’altro annunciato investimento del gruppo: i 550 milioni di dollari per produrre la nuova Focus, già dalla fine di quest’anno, e altre vetture di segmento C, convertendo la produzione degli attuali grandi SUV, sempre meno appetiti sul mercato a stelle e strisce. A sostegno dell’impegno Ford è comunque intervenuto il governo del Michigan, il cui dipartimento per lo Sviluppo economico ha stanziato un pacchetto di sgravi fiscali per 188 milioni di dollari.

Nel futuro di Ford sono tanti i modelli ibridi che dovrebbero esordire nel giro dei prossimi tre anni. Si va dalla best-seller Focus, che in versione elettrica punta a sfidare la Toyota Prius, fino ai veicoli commerciali della gamma Transit Connect. Quest’ultimo dovrebbe anzi essere il primo a esordire (già a fine 2010) e con l’autonomia di 130 km a batterie cariche scombussolerà il comparto dei furgoni ad uso commerciale. Pronta nel 2012, la futura Focus elettrica promette invece un’autonomia di 160 km con la sola alimentazione elettrica (cui aggiunge quella garantita dall’alimentazione a benzina), foriera anche di emissioni nocive zero.


01/02/2010
http://www.tgcom.mediaset.it

martedì 26 gennaio 2010

Fiat: auto solare made in Sicily

Riqualificare Termini Imerese producendo auto elettriche: l’idea è siciliana, la tecnologia indiana. Infatti il suo ideatore, Simone Cimino, è appena volato in India a incontrare i vertici della Reva, l’azienda che dovrebbe produrre le «Sunny car» nello stabilimento che la Fiat vuole chiudere. Sempre che vada in porto la suggestiva proposta di Cimino, finanziere agrigentino trapiantato a Milano, 48 anni, fondatore e presidente del gruppo Cape: opera nel private equity, compra imprese, le gestisce e le rilancia.


«Abbiamo 40 aziende, 1,4 miliardi di giro d’affari e 8 mila dipendenti» racconta. E con Sergio Marchionne, l’ad della Fiat, di Termini avete parlato? «No, il nostro interlocutore è la Regione Siciliana, alla quale la Fiat dovrebbe regalare la fabbrica a 1 euro. Ed essere contenta se noi le risolviamo il problema: come evitare di licenziare 1.400 persone».

L’idea, per far decollare il progetto Sunny car, è utilizzare l’energia solare. Il piano prevede di riqualificare Termini per tre attività: l’assemblaggio e poi la produzione delle auto elettriche Reva; la produzione delle centraline per la ricarica con i pannelli fotovoltaici; l’assistenza alla rete di ricarica «con l’obiettivo di trasformare la Sicilia in un’isola verde» spiega Cimino. «Il nostro primo partner è l’indiana Reva electric car company, principale produttore al mondo di auto elettriche, con cui abbiamo firmato un accordo quadro».

Cimino ha già avviato un business sull’isola lanciando Cape Regione Siciliana, un fondo di private equity con 52 milioni raccolti (primi sottoscrittori la regione con 14,4 milioni, il gruppo Cape con 11,7 e l’Unicredit Banco di Sicilia con 10) che ha già investito 15,7 milioni in tre attività, di cui due sono proprio start-up localizzate a Termini Imerese: la Ice cube, che produce ghiaccio per cocktail, e la T-link, che fa navigazione (per ora in forte perdita) tra i porti di Termini e Genova Voltri.

Ma Cimino punta molto più in alto. L’obiettivo sono i 400 milioni di euro, soldi pubblici promessi alla Fiat per non chiudere lo stabilimento? «Il nostro è un progetto alternativo, con i 400 milioni pubblici e altri 150 messi dai privati lavoriamo perché la Sicilia nel 2020 possa raggiungere l’obiettivo di Copenaghen, il 20 per cento dell’energia prodotto con fonti rinnovabili. E la rete per l’alimentazione delle Sunny car si può costruire entro 36-48 mesi».

Cimino vuole riunire «imprenditori siciliani per realizzare un’auto ecologica tutta made in Sicily» in una cordata che per ora non è ben definita. Di sicuro ci sarà Antonio Mazzara, 41 anni, catanese, amministratore delegato e partner della Screen service, di cui Cape è il principale azionista con il 30 per cento. Potrebbe essere della partita anche Pasquale Pistorio, il manager catanese che fu l’artefice del successo della St Microelectronics e che oggi è già socio di Cape nella Accent, una società che produce chip. Pistorio fa anche parte del consiglio d’amministrazione della Fiat, che si riunirà il 25 gennaio. Chissà se si parlerà anche di questo progetto un po’ utopico.

edmondo rho
http://blog.panorama.it

sabato 23 gennaio 2010

Auto elettrica Piaggio sarà la Vespa del futuro

Dopo il furgoncino Porter elettrico e lo scooter a tre ruote con tecnologia ibrida (elettrica/benzina) la casa di Pontenbedera sta per rivoluzionare il mondo delle city car. Svelati i dettagli di un progetto top secretdi VINCENZO BORGOMEO

Ora è ufficiale: la Piaggio sta lavorando all'auto elettrica. La conferma è arrivata oggi alle presentazione dell'accordo Piaggio-Enel per mettere a punto una comune strategia sulla mobilità elettrica quando Roberto Colaninno, ha ammesso che per fare l'auto elettrica serve coraggio, ma noi andiamo oltre, ci mettiamo un po' di follia..."

Si sa che a Pontedera girano diversi prototipi di macchine eletteriche, ma ora arriva un chiarimento sulla strategia del Gruppo Piaggio in questo settore: "Va detto - ha continuato Colaninno - che c'è una enorme domanda in fatto di veicoli con poco spazio occupato, dal prezzo basso e dalla grande flessibilità. E che chi arriverà per primo a soddisfare queste richieste vincerà una scommessa importante. Penso a una città come San Paolo, Shangai, Bombai, Parigi, Londra, ma anche come Milano o Napoli".

Si tratta comunque di una sfida importante e infatti poi Colaninno, tornando alla battuta iniziale, ha spiegato: "La follia non è un termine che rappresenta completamente quello che stiamo facendo. Nel nostro caso "follia" è sinonimo di coraggio e sensibilità alla domanda che viene dal mercato. Ecco, se siamo in grado di rispondere a questa domanda, allaora follia. Noi abbiamo fatto i primi passi - e quello di oggi è molto importante - per andare avanti sullo sviluppo dell'auto elettrica.

Ma questi passi devono essere compiuti con il sistema Paese, in un contesto di alleanze per capitali e tecnologia. Insomma, ci stiamo muovendo in questo senso, poi vedremo...".

Il "muoversi in questo senso" però è quasi naturale per Piaggio visto che già oggi nel listino del colosso di Pontedera c'è uno scooter a ruote ibrido (con motore elettrico e a scoppio) e un piccolo monovolume, il Porter, alimentato solo da batterie. Si tratterebbe, in un certo senso, di evolvere semplicemente l'offerta, anche se l'automobile Piaggio, a prescinedere dal tipo di motore, costituisce comunque una svolta epocale perché non è ormai un mistero per nessuno il patto segreto di non concorrenza Piaggio-Fiat. Un patto che ha precluso per anni la possibilità che la marca della Vespa facesse concorrenza alla 500. I tempi però sono cambiati e oggi la Piaggio si muove in ogni direzione possibile nel campo della mobilità.

In ogni caso la macchina Piaggio rimane "top secret". Di questo progetto si sa ancora poco, anche se dalle parole di Colaninno si scopre molto. Per esempio che la collaborazione con l'Enel è davvero strategica. Il concetto è stato infatti sottolineato anche da Livio Vido, direttore divisione ingegneria e innovazione Enel Spa: "Lavoriamo - ha spiegato Vido - con Piaggio per mettere a punto un sistema che possa supportare al meglio un veicolo compltetamente elettrico". Più chiaro di così si muore...

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sabato 16 gennaio 2010

Auto ad aria compressa

Centrale eolica domestica

caricbatterie i-phone ad energia solare

Incentivi al fotovoltaico: la Francia taglia, la Germania discute

Parigi annuncia le nuove tariffe incentivanti che nonostante il ribasso rispetto alla precedente proposta mantengono un certo appeal per gli investimenti. Ancora tutto da decidere invece per Berlino
(Rinnovabili.it) – Tempo di rimaneggiamenti per i fedd-in-tariff europei in reazione a quello che gli esperti energetici definiscono come “bolle speculative”. Questa settimana il ministro francese dell’Ecologia ha annunciato le nuove tariffe incentivanti dedicate alle rinnovabili, rivedendo al ribasso, rispetto alla proposta presentata a settembre 2009, quelle per il settore fotovoltaico. Nello specifico l’energia elettrica solare sarà immessa in rete a 58 centesimi di euro al kWh per gli impianti totalmente integrati a edifici residenziali, scolastici o sanitari a fronte del tasso di 0,60 cent €/kWh precedentemente avanzato, introducendo una distinzione tra i sistemi che integrano la tecnologia solare in un modo altamente estetico e gli edifici che ricorrono al metodo più semplificato. Per gli edifici commerciali e industriali la tariffa è di 50 cent €/kWh, mentre impianti ad integrazione semplificata riceveranno una nuova tariffa di 42 cent €/kWh. Non cambia la tariffa per quelli a terra per i quali però è stato introdotto un premio aggiuntivo per i sistemi installati nelle zone poco soleggiate.

Sul fronte tedesco continua invece la discussione. Dopo che è emerso che i lobbisti dell'industria solare tedesca hanno minimizzato i tassi di crescita, nel tentativo di impedire a Berlino dal taglio delle sovvenzioni, il quotidiano Der Spiegel ha rivelato che oltre 3000 MW di moduli sono stati installati nel 2009, quadruplicando l'importo inizialmente previsto per il comparto. Un’impennata che cara è costata ai contribuenti tedeschi e che potrebbe mantenersi tale; anche se le voci che girano in questi giorni parlano di una riduzione degli incentivi del 25%, un’ulteriore crescita del mercato si riverserà comunque sulle bollette della popolazione. Un portavoce del ministero dell'Ambiente ha intanto fatto sapere che una nuova proposta potrebbe essere presentata la prossima settimana per poi essere discussa dai partiti di governo.


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venerdì 15 gennaio 2010

Siemens punta sull'energia eolica


Siemens ha confermato l'obiettivo di diventare uno dei tre maggiori fornitori di turbine eoliche del mondo entro il 2012.
L'azienda ha iniziato a operare nel mercato dell'energia eolica cinque anni fa, con l'acquisizione della danese Bonus Energy. Da allora, le sue attività in questo ambito hanno vissuto un rapido sviluppo.
Il numero delle persone impiegate nella Business Unit Siemens Wind Power del Settore Energy è cresciuto di sette volte, il fatturato di dieci.
La strategia di Siemens per il prossimo futuro sarà di rafforzare la sua posizione di leader di mercato a livello globale nei parchi eolici offshore, espandendo al contempo la rete di produzione internazionale in mercati chiave e assicurandosi la leadership tecnologica con prodotti innovativi, come ad esempio le turbine eoliche senza riduttore e galleggianti.
I parchi eolici offshore stanno acquisendo un ruolo sempre più importante: si stima che il potenziale per l'energia eolica offshore in Europa sia di circa 70 gigawatt, ovvero la metà della capacità di centrali elettriche attualmente installata in Germania. Al momento, solo l'1,5% di quel potenziale è utilizzato.
Nello scorso anno fiscale Siemens si è assicurata il più grande contratto per l'energia eolica mai siglato: la fornitura a Dong Energy di 500 turbine da 3,6 megawatt.
Alcune di queste turbine saranno impiegate presso London Array, che sarà il parco eolico offshore più grande del mondo, con una capacità di 850 megawatt. Il contratto siglato in Germania include anche il parco eolico offshore Baltic 1.
Siemens occupa, inoltre, una posizione di rilievo anche nel mercato dell'energia eolica onshore. Nello scorso anno fiscale, ad esempio, l'azienda si è assicurata contratti per 6 parchi eolici in Nord America e per il più grande parco eolico onshore d'Europa, in Scozia. Recentemente sono arrivati ordini anche dal Messico e dalla Nuova Zelanda.
La Business Unit Wind Power di Siemens ha perseguito, parallelamente, una strategia di ulteriore espansione del network internazionale di produzione nei mercati chiave.
Dopo aver installato un impianto di produzione di pale del rotore a Fort Madison, in Iowa (Stati Uniti), Siemens ha recentemente iniziato la costruzione di un impianto di produzione di navicelle aHutchinson, in Kansas (Stati Uniti). Un impianto nei dintorni di Shanghai inizierà a produrre nel 2010 pale del rotore e navicelle e un ulteriore impianto di produzione è previsto in India.
L'energia eolica rientra nel portfolio ambientale di Siemens, che ha registrato un fatturato di circa 23 milioni di Euro nell'anno fiscale 2009. Nello stesso periodo, i prodotti e i servizi Siemens hanno permesso ai clienti di ridurre le emissioni di CO2 di 210 milioni di tonnellate.


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mercoledì 13 gennaio 2010

Edifici rotanti


econdo una delle leggi dell’architettura bioclimatica, e dell’architettura in generale, le case devono essere costruite con la migliore esposizione possibile rispetto al sole: perché è la principale fonte di energia alternativa, ma anche perché studi scientifici hanno dimostrato che una corretta e regolare esposizione alla luce solare produce realmente effetti benefici sulla salute umana. Il modo più comune di sfruttare la stella è orientare la casa in modo corretto rispetto alla sua traiettoria. Ma non è l’unico. Sono infatti anche stati progettati e costruiti edifici capaci di “inseguire” il sole, come fanno i girasoli, in cerca della migliore esposizione in ogni momento del giorno.


VILLA GIRASOLE/ DÉCO, FUTURISTA
A Marcellise (Verona), incastonata tra le colline, si trova Villa Girasole, una costruzione borghese Art Déco, la prima casa rotante mai realizzata, in grado di ruotare di 360° in funzione dello spostamento del sole durante l’arco del giorno e del corso delle stagioni, proprio come il fiore da cui prende il nome. Un’architettura davvero innovativa, agli albori della sostenibilità. Ideata e costruita dall’ingegner Angelo Invernizzi tra il 1929 e il 1935, la villa è nata dal concetto di “machine à habiter” teorizzato da Le Corbusier nel 1923, e dal culto della velocità e della macchina esaltato dal Futurismo.



Progettazione Villa Girasole nasce dalla sintesi di principi di meccanica applicati nei treni, nelle navi, negli aerei. È un edificio di due piani con pianta a “L”, in grado di ruotare su binari concentrici, sostenuto da carrelli e mosso da un motore come quello dei transatlantici. Il corpo dell’abitazione, che presenta una struttura in cemento armato, è completamente ricoperto di lamine di alluminio. Interni Il piano terreno dell’abitazione rotante è destinato ai locali di soggiorno, pranzo, studio e ricevimento, oltre che alla cucina. Mentre al piano superiore si trovano le stanze da letto padronali, dotate di terrazza solarium e bagno, e quelle a un letto. Gli arredi, curati nel minimo particolare, un mix tra razionalismo e Novecento italiano, vennero ideati e realizzati appositamente, per essere leggeri e non gravare sulla struttura: sedie, tavolini, comodini e toilette in tubo d’acciaio e compensato di faggio, o legno laccato, si alternano a mobili rivestiti in cartapecora o impiallacciati in noce del Caucaso ed ebano di Macassar.



Rotazione ed elioterapia La casa poteva compiere una rotazione completa in nove ore e venti minuti con una velocità di 4 millimetri al secondo; la presenza delle terrazze consentiva applicazioni elioterapiche. All’epoca l’elioterapia era la principale cura contro tubercolosi, rachitismo e depressione: il paragone con un sanatorio alpino venne immediato, e infatti la villa era allora conosciuta come l’ultramoderno solarium e laboratorio medico di Marcellise.



HELIOTROP/TORRE DI LEGNO E VETRO
La volontà di dimostrare che tecnologie innovative, elevato comfort abitativo e tutela ambientale possono trovare una sintesi concreta in una casa, ha dato vita, nel 1992, a un altro edificio rotante: l’Heliotrop (dal greco “esposto al sole”), nelle vicinanze del quartiere solare di Friburgo in Germania.



Progettazione L’Heliotrop è un palazzo residenziale di forma cilindrica, realizzato quasi esclusivamente con elementi modulari in legno, materiale naturale e rigenerabile, ancorati a un telaio centrale contenente le canalizzazioni degli impianti e la scala a chiocciola. Alla base della colonna centrale, un motore elettrico fa ruotare la casa di 2 gradi ogni 10 minuti. Il movimento permette di controllare l’irraggiamento solare, ricavando il massimo contributo possibile in termini di riscaldamento degli ambienti e di produzione di acqua calda in inverno, evitando il surriscaldamento in estate. La vasta superficie vetrata è costituita da serramenti a triplo vetro, ad alto isolamento; e le pareti prive di infissi garantiscono valori di isolamento anche superiori.



Produzione e distribuzione del calore Il sistema di riscaldamento è costituito da un soffitto radiante a lamelle di rame, che può essere utilizzato anche per il raffrescamento estivo. L’impianto serve a coprire il fabbisogno termico residuo non soddisfatto dall’irraggiamento solare, ed è alimentato da collettori solari a tubi sottovuoto inseriti nei parapetti.



Gestione dell’acqua L’acqua piovana viene raccolta da tetto, filtrata e usata per lavare i piatti e fare il bucato. Le acque di scarico (separate dai rifiuti fecali, che sono compostati in un impianto a secco insieme ai rifiuti organici) sono depurate in un impianto di fitodepurazione.



Produzione di energia Sul tetto è stato installato un impianto fotovoltaico (6,6 kWp) in grado di inseguire il sole durante il giorno, ottenendo sempre la massima energia producibile; l’inclinazione è regolata automaticamente secondo la posizione del sole. L’impianto produce tra cinque e sei volte l’energia elettrica consumata nell’edificio. I pannelli fotovoltaici hanno inoltre la funzione di proteggere la terrazza dal caldo e dalla pioggia.



SUITE VOLLARD/ PIANI AUTONOMI
Altro palazzo capace di ruotare alla ricerca della migliore esposizione solare è l’edificio residenziale Suite Vollard di Curitiba, in Brasile. È il primo al mondo che ha tutti i piani che ruotano di 360° indipendentemente l’uno dall’altro, ed è composto da 11 appartamenti e un Executive Center. Rispetto ai due esempi precedenti rappresenta un notevole salto di scala e di prospettiva, che ha aperto la strada all’elaborazione di progetti ambiziosi per realizzare grattacieli in grado di mutare la propria esposizione e integrare generatori eolici e fotovoltaici, come nel caso della Rotating Tower di Dubai negli Emirati Arabi (www.dynamicarchitecture.net). Un edificio del genere permette di ottimizzare lo sfruttamente della luce solare, la ventilazione naturale e il riscaldamento diretto.



Progettazione Nel Suite Vollard, ogni appartamento (uno per piano da 287 mq) è caratterizzato da spazi disposti a raggiera attorno al centro dell’edificio; la percezione del panorama è simile a quella di uno sfondo mobile. La parte centrale di ogni abitazione è fissa e ospita la cucina, i bagni, una stanza da letto di servizio, la lavanderia.



Isolamento L’edificio è dotato di una facciata continua o curtain wall, in cui gli infissi sono applicati alla struttura metallica ruotante dei soffitti e dei piani. A chiusura sono impiegati doppi vetri, isolanti, laminati, spessi 3 mm + 3 mm con un’intercapedine di 10 mm. Gli infissi assicurano un isolamento termico e un risparmio energetico fino al 50%, anche con l’uso di aria condizionata e riscaldamento. La riduzione dell’isolamento acustico si aggira fra i 35 e i 50 dB.



Rotazione e consumo energetico Ogni piano. e quindi ogni appartamento del Suite Vollard, è dotato di un motore elettrico che ne consente la rotazione nei due sensi; per compiere una rotazione completa basta un’ora, e il sistema è programmabile. Il consumo energetico è piuttosto ridotto, per compiere una rotazione completa a un appartamento occorre l’equivalente dell’energia necessaria a fare un bagno in una vasca idromassaggio.


di Gianni Terenzi

martedì 12 gennaio 2010

Nuovi progressi sullo 'spray’ fotovoltaico

Un altro piccolo passo avanti verso la commercializzazione di una vernice solare spray. Stavolta il progresso arriva dai laboratori della New Energy Technologies

(Rinnovabili.it) – Celle solari da integrare su strutture già esistenti con un lavoro minimo e a costi contenuti. Questo quanto si ripromette di ottenere l’idea di una vernice spray composta da nano particelle su cui molti laboratori stanno impiegando la propria forza lavoro. L’introduzione sul mercato di un inchiostro fotovoltaico potrebbe davvero risolvere in una sola volta molti dei problemi che ancora limitano il settore. Sulla strada dei progressi affinché tutto ciò divenga realtà si colloca anche il risultato raggiunto da New Energy Technologies.
La società ha annunciato in questi giorni d’aver sviluppato un processo, ancora in attesa di brevetto, per l’applicazione delle celle e dei relativi componenti sui supporti vetrosi. I ricercatori sono stati in grado di superare con successo uno dei più grandi ostacoli relativi alla trasparenza della soluzione spray, incontrati nello sviluppo di un altro prodotto della società, la SolarWindow New Energy, ossia la presenza del metallo che in quanto materiale opaco blocca e impedisce la visibilità della luce attraverso il vetro.
Nonostante il progetto si trovi ancora alle prime fasi Meetesh V. Patel, presidente e CEO di New Energy Technologies, è convinto di poter ottenere in breve tempo risultati tali da passere allo scale-up. “In termini commerciali – spiega Patel – questa nuova tecnologia spray potrebbe tradursi in vantaggi di produzione importanti per la nostra SolarWindow, compresi significativi risparmi, una maggiore velocità di produzione, ed un lavoro a temperatura ambiente, ostacoli comuni al successo commerciale delle nuove tecnologie solari”.

Aquiloni eolici




Brevettato il sistema KiWiGen, che sfrutta l'energia del vento utilizzando una sorta di aquiloni eolici.

Il vento presente sulla terra produce una quantita' di energia superiore di centinaia di volte rispetto al fabbisogno odierno dell'umanita'.
Tuttavia ben poca di questa energia e' attualmente sfruttabile perché essa si sviluppa nella troposfera, ad altitudini molto superiori a quelle raggiungibili dai normali impianti eolici.

Infatti ad 80 metri, l’altezza che hanno solitamente le turbine eoliche, la velocità del vento è di poco superiore a 4 metri al secondo e, quando si raggiunge questo valore minimo, esse vengono spente, diventando così una scelta antieconomica.
La fisica ci insegna invece che l’energia è tanto maggiore quanto più veloce soffia il vento e il valore ideale si raggiunge a 800 metri, con una velocità di 7,6 metri al secondo.

Del resto, chi abbia mai usato un aquilone sa quanto il vento possa tirare, tanto che negli ultimi anni si è molto diffuso il kite surfing, uno sport che si fa sul mare, in cui grandi aquiloni sostengono e trasportano gli atleti. Anzi, pare che gli aquiloni costruiti per questo sport siano appositamente inefficienti, per evitare che portino via il surfista.

L’idea è scattata dall’incontro tra Massimo Ippolito, proprietario di un’azienda di sistemi automatizzati e kite surfer per hobby, e Mario Milanese, docente di Controlli automatici al Politecnico di Torino, ed ha fatto maturare la possibilità di sfruttare diversamente l’energia del vento: ne è scaturito il progetto KiteGen, ideato per sfruttare al massimo questa energia.

E’ stato quindi brevettato il sistema Kite Wind Generation, in sigla KiWiGen, costituito da una sorta di aquiloni eolici.
Ogni aquilone, simile a quelli usati per il kite surfing, è sorretto da una coppia di cavi ad alta resistenza da 3 mm di diametro, lunghi oltre mille metri, che controllano la direzione e l’angolo di volo. Quando l’aquilone si libra in volo mette in azione due cilindri, il cui movimento genera l’energia come una sorta di dinamo.

La navigazione degli aquiloni è gestita da terra attraverso un computer collegato a dei piccoli sensori dotati di sistema Gps, presenti su essi. Il software controlla che i cavi traccino vorticosi 8 nel cielo.
Quando il cavo è tirato al massimo il sistema non genera più energia, così l’altro cavo molla e l’aquilone, dopo essersi impennato, comincia a scendere, consumando il 15% dell’energia prodotta in ascesa.

Un impianto dovrebbe essere formato da una serie di aquiloni, distanti l’uno dall’altro 70-80 metri, quindi molto poco rispetto alle turbine che devono essere invece distanziate di almeno 300 metri l’una dall’altra, occupando ampi tratti di paesaggio.
Inoltre, una volta a terra, gli aquiloni occuperebbero lo spazio di una normale centrale elettrica.
Il nuovo sistema non necessita, quindi, di grandi superfici per essere installato, pare infatti che siano sufficienti anche solo cento metri quadrati. In questo modo dovrebbero essere superati tutti quei problemi di impatto visivo ed ambientale che hanno generato numerose perplessità sullo sfruttamento dell’energia eolica.

Il sistema KiteGen è caratterizzato inoltre da grande flessibilità perché è regolabile a diverse altezze, a seconda di dove soffia più intensamente il vento.
Il sistema di guida automatico permette poi di farli funzionare anche di notte. Ancora, per evitare l’impatto con stormi di uccelli è presente un radar che reindirizza gli aquiloni in pochi secondi.

KiteGen, è ancora allo stato di prototipo ma i suoi inventori sostengono che il suo sviluppo potrà produrre la stessa quantità di energia di una centrale nucleare.
Esso non è l’unico progetto nel mondo a lavorare sull’energia prodotta da aquiloni. Analoghi studi si stanno compiendo, infatti, in Olanda e California.

arch. Carmen Granata
http://www.lavorincasa.it

lunedì 11 gennaio 2010

Nokia lancia il cellulare allimentato dalla Coca-Cola ed è biodegradabile


Ha una batteria che sfrutta l'energia pulita della bevanda ed è biodegradabile.

Abbiamo già sentito parlare di cellulari a energia solare, telefoni alimentati a idrogeno, e anche dal vento, ma nel campo della telefonia "sostenibile" non tutto è ancora stato sperimentato. Il designer cinese Zheng Daizi si è spinto oltre l'energia solare e il vento, inventando e realizzando un cellulare compatibile con l'ambiente, ma alimentato da una fonte insolita e inattesa: la Coca-Cola.

Il sito thedesignblog. org descrive l'Eco-Friendly e illustra il funzionamento del telefono alimentato dalla Coca-Cola: progettato per il marchio finlandese Nokia, si serve di una batteria innovativa che fa uso di enzimi per generare elettricità dai carboidrati. Questa oltre a sfruttare l'energia pulita da bevande zuccherate, come Coca-Cola o Pepsi, che generano acqua e ossigeno, riesce a funzionare per molto più tempo (quattro volte più a lungo) rispetto alle batterie al litio, per ogni singola carica. Inoltre è completamente biodegradabile.

11/01/2010
http://www.libero-news.it